L’AUTO DEL FUTURO? MARCHIONNE LA FARA’ IN AMERICA: GLI ITALIANI STIANO MUTI E CONTINUINO A MANTENERE A VITA I SUOI CASSINTEGRATI

Le auto del futuro? In America
Duro j’accuse della Fiom dopo l’annunciato investimento di Fca negli Usa. De Palma tira in ballo le responsabilità di governo e istituzioni locali: “Non siano solo spettatori”. Ma si interroghi anche sulle responsabilità del sindacato

Il destino si gioca oltre Oceano. In America, infatti, Fca ha deciso di investire e tutto lascia intendere che gli Stati Uniti sarà la base per progettare il futuro del gruppo. Una prospettiva che, ovviamente, preoccupa il sindacato , in particolare la Fiom che teme una progressiva distrazione dell’impresa dagli stabilimenti nazionali. “Ci sono due punti fondamentali. Uno riguarda le auto del futuro, l’elettrica e quella senza pilota con Google. Sono modelli Chrysler, sono stati presentati negli Usa e si faranno negli Usa. L’altro è l’obiettivo della piena occupazione negli stabilimenti italiani nel 2018: le vetture che si producono non bastano e i futuri modelli si faranno solo se quelli lanciati oggi andranno bene”.

La riflessione è di Michele De Palma, responsabile del settore auto per la Fiom, che così commenta le notizie che arrivano da Detroit sugli investimenti di Fca negli impianti americani. De Palma chiama in causa il governo: “Non si può non avere in Italia una discussione sul futuro dell’auto e sulle scelte di politica industriale. È il settore che ha trainato la ripresa del Paese, il governo non può fare da spettatore”. Parole che fanno il paio con quelle pronunciate da Federico Bellono, numero uno dei metalmeccanici torinesi, che sollecita l’intervento delle istituzioni locali, Comune di Torino e Regione Piemonte.

Spaventa, il sindacato della Cgil, la probabile concentrazione dei produttori. “Cosa succederebbe – aggiunge De Palma – se ci fosse la fusione tanto auspicata da Marchionne tra Fca e Gm?”. Da qui la necessità di alzare la guardia e assecondare le richieste provenienti da “tutte le organizzazioni territoriali” del secondo modello per saturare la produzione: “succede a Mirafiori, a Pomigliano, a Melfi. A Mirafiori sappiamo da Detroit che si farà solo se va bene lo Stelvio, in arrivo sul mercato nei prossimi mesi. Quindi bisognerà aspettare il 2018 inoltrato per sapere cosa succederà”.

Molto più realisti i cugini sindacati, quelli che in questi anni hanno sostenuto la trasformazione di Fiat. “A Detroit è stata confermata la strategia annunciata nel piano industriale del 2014 per coprire Europa, Usa e Asia portando le produzioni vicino ai mercati di sbocco – spiega Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim -. Anche gli investimenti per i marchi Jeep e Ram erano previsti. D’altra parte il pick up Ram si vende soprattutto sul mercato americano. Era tutto già noto, niente di nuovo”. Nessun allarmismo, quindi. “Per quanto riguarda l’Europa – osserva – non cambia il disegno. Gli investimenti su Alfa e Maserati proseguono e in prospettiva potrebbe essere potenziata ulteriormente la produzione, anche se per ora non c’è alcuna scelta ufficiale. Dipenderà dall’evoluzione del mercato. Resta comunque la possibilità che un nuovo modello Jeep si faccia in Italia”. Uliano ribadisce che “secondo i fornitori dell’indotto torinese, Fca sta studiando il secondo modello da produrre a Mirafiori” e che potrebbe arrivare nella prima metà del 2018 “ma dipenderà dai risultati del progetto Alfa”.

 

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