LA SHARIA CONQUISTA L’ITALIA, NOZZE SEGRETE NELLE MOSCHEE

Il caos dei matrimoni islamici: cerimonie senza che l’Italia lo sappia. Il caso di un italiano già sposato e ora bigamo.

Incontriamo S.R. in un bar di Sesto San Giovanni. La sua storia è particolare, caotica, ma vale come spunto per capire il sistema complesso dei matrimoni islamici.

Un mondo rimasto fino ad oggi relegato nel buio dei garage trasformati in moschee.

Da sei anni S.R. ha una moglie sposata con rito islamico (non valido per l’Italia). Col tempo litigano e infine si separano, ma non è ancora chiaro se in base alla Sharia sono divorziati. Lei poi incontra in moschea un altro uomo (un italiano convertito, unito civilmente con un’altra donna) che ora è il suo nuovo coniuge. Una matrimonio fatto quasi “di nascosto” in una comunità il cui imam ha chiuso un occhio sull’esistenza di precedenti unioni.

Questa la sintesi. La complessità della vicenda spiega come il binario della legge islamica corra parallelo al diritto italiano. La Sharia non è riconosciuta, ma viene applicata sistematicamente. Soprattutto in tema di matrimoni. Nei sotterranei dei centri culturali islamici, infatti, si celebrano nozze, si fanno divorzi e la poligamia si diffonde senza che lo Stato ne sappia nulla.

Famiglie islamiche all’insaputa dello Stato

Il primo punto controverso riguarda i riti islamici non riconosciuti dal governo. I “contratti di matrimonio” poi non vengono regolarizzati in Comune, finendo col rimanere in un limbo assurdo: riconosciuti dall’islam, ma non dal governo del Belpaese. Il direttore del centro di preghiera di Sesto, Abdullah Tchina, assicura che è loro abitudine chiedere alle coppie di perfezionare l’unione civile prima di consacrare quella religiosa. “Ormai la maggior parte delle associazioni fanno il contratto – aggiunge Amena Al Zeer, del Caim – solo dopo che la coppia ha celebrato il rito civile”. Eppure, sei anni fa S.R. e sua moglie si son sposati senza passare dal sindaco. E lo stesso hanno fatto M.M. e la moglie cambiando moschea e rivolgendosi a un imam “comprensivo”. Solo un caso? Oppure quella di limitarsi al rito islamico è una pratica ben diffusa?

La poligamia in Italia

In verità, nella comunità islamica è abitudine sposare due giovani evitando il passaggio civile. E questo, come già successo in Turchia e Gran Bretagna, facilita la diffusione dellla poligamia. Secondo l’ultimo censimento, infatti, sarebbero quasi 20mila i rapporti poligami nel Belpaese. Funziona così: una delle mogli viene registrata in Comune, le altre solo di fronte ad Allah. Oppure, un uomo può convolare a nozze a Roma e poi in altre città italiane senza che nessuna moschea si informi sulla sua situazione familiare: celibe o ammogliato, poco importa.

Il divorzio islamico

Il conflitto tra Sharia e legge italiana si evidenzia ancora di più in caso di divorzio. S.R. afferma che la donna è ancora sua moglie, lei presenta un atto stipulato presso il centro islamico di viale Jenner a Milano che attesta la rottura del matrimonio. L’interessato afferma di non averlo mai sottoscritto (e infatti sul documento non c’è il suo autografo). “Con la firma dell’Imam e di due testimoni – dice però Tchina – Quel foglio è una dichiarazione. Se è falsa, S.R. può fare una causa contro l’Imam per diffamazione. Se è vera hanno divorziato”. Non si sa. Per alcuni saggi S.R. è single; per altri, ha ancora legittimamente diritto di reclamare sua moglie.

Perché vale la Sharia?

Non sta a noi decidere chi ha torto e chi ragione. Di certo c’è che tutto avviene in forma confusionaria e al di fuori del contesto delle leggi italiane. Non è chiaro, per esempio, a chi debba rivolgersi S.R. per querelare l’imam per diffamazione, se l’atto scritto per cui verrebbe citato è nullo per l’Italia. Suonerà al Tribunale italiano o a quello islamico?

Senza dimenticare che il nuovo marito della moglie di S.R. è ancora sposato con rito civile italiano e non ancora divorziato. Formalmente è monogamo, ma nei fatti è come se fosse bigamo: una moglie riconosciuta dall’Italia, l’altra dalla comunità musulmana.

E allora viene da chiedersi: come è possibile che un italiano, seppur convertito, abbia due mogli? E ancora: è normale che i matrimoni islamici avvengano senza che lo Stato ne sia informato?

Due risposte che renderebbero la nebbia intorno alla legge matrimoniale islamica un poco meno fitta.

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